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 INFOCANYON - ITALIA
 Campania
 Carafocchia d' 'o Munacello (Vallone Porto)
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davidex
Torrentista Chiacchierone



384 Messaggi

Inserito il - 06 aprile 2010 : 11:05:26  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di davidex Invia a davidex un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
L'abbiamo scesa domenica 4 aprile, in cinque.Si tratta di una forra poco nota che solca il Monte Tre Pizzi, proprio sopra Positano. Fu esplorata tra il 1991 ed il 1992 da M.Amoroso,E.Zezza,E.Barella,S.De Cicco,A.Romano, A.Esposito ed altri del CAI di Napoli, che vi si imbatterono percorrendo il sentiero alto dei Monti Lattari.
Della Forra ne ero a conoscenza da molti anni fa, ma non avevo altre info, se non che scendeva,appunto,a Positano.
Recentemente sono entrato in possesso(grazie ad U.Del Vecchio) del racconto e della relazione tecnica,pubblicati da M.Amoroso sul bollettino del CAI di Napoli.
Lo scorso anno venne ripetuta da M.Angileri e A.Pucci, che la scesero in due puntate, nominandola "Vallone Porto", che tuttavia ne indica solo la parte terminale, in prossimità del mare. Il nome Carafocchia d''o Munacello, significa letteralmente gola dello spiritello: il "Munacello" è infatti un démone della tradizione Campana, che si trova, non a caso, nei luoghi con pozzi e luoghi in cui scorre l'acqua.
Approfittando del periodo di massima alimentazione, abbiamo voluto scovare il "Munancello" , animati da grande curiosità.
Dopo aver lasciato le auto al Ponte di Nocelle(q.450 circa), siamo risaliti con un comodo sentiero fino all'attacco della Forra: già il sentiero d'accesso vale l'itinerario, dal momento che si sale tra i cespugli di rosmarino, con lo sguardo che abbraccia la costiera fino alla Penisola Sorrentina e, sullo sfondo, i faraglioni di Capri.L'attacco è a q.880: si inizia immediatamente con un salto di circa 25 mt, cui ne seguono altri due; l'ambiente è chiuso, ma fossile. Poi, una grossa frana invade la forra: è certamente posteriore al '92, dal momento che sotto i grandi blocchi si nasconde almeno un salto di 30 mt, segnalato nella relazione degli esploratori.
La gola prosegue fossile, con la discesa di rilievo di un salto di 38 mt in ambiente confinato(stimato 50 dagli esploratori), che da accesso ad una sequenza ininterrotta di salti (max 18 mt), tra pareti alte un centinaio di metri.Al termine di un corridoio fa la sua apparizione l'acqua, che sgorga timidamente da piccole sorgenti.La prima cascata a seguire è quella di 43 mt (ex 60 per i primi esploratori). Da questo punto in poi la forra diventa un profondo vallone alberato, al termine del quale ci si affaccia su un salto di 65 mt, dov'è presente una teleferica, ormai in rovina: qui, volendo, è possibile uscire mediante traccia a dx, la quale raggiunge il ponte di Nocelle, già in vista. Dopo altri salti, si raggiunge la verticale sotto il ponte: c'è di tutto, ma soprattutto resti di animali; conviene dileguarsi al più presto, facendo finta che l'acqua sia pulita...
Da qui ha inizio anche la parte più suggestiva della forra, che si chiude tra belle pareti, originando 4/5 cascate, tra cui una di 24 mt completamente investita dal getto.Guardandosi attorno è possibile notare il segno dei lavori realizzati in passato per la costruzione di una conduttura di derivazione dell'acqua.Ovviamente ne rimane poco.Al termine del tratto più stretto, ci si affaccia su una verticale di 65 mt(ex 70), seguita da una cascata di 28, entrambe incrostate di travertino.Abbiamo perso un po' di tempo nel recupero della corda, che voleva rimanere stesa sulla cascata di 65...
Da qui in poi la forra torna ad essere un vallone boscoso, confinato tra alte pareti, ormai lontane; si procede nell'alveo con qualche cascata, fino ad un ultimo inforramento con cascate di 10 e 15 mt. Segue una traccia di sentiero che ci ha guidati fin nel giardino di un personaggio singolare che vive in questo luogo da quasi 40 anni, facendo vita da eremita; è uno spirito libero e positivo, a guardia di Valle Porto (questo è il nome del vallone che scende fino al mare, ormai vicino).Si chiama Gianni, ma non vi rubo la sorpresa di conoscerlo di persona.Al termine, ci troviamo sulla statale della Costiera Amalfitana, a circa 500 mt da Positano: non rimane che prendere il minibus di linea che risale al Ponte di Nocelle: ci siamo risparmiati anche una navetta auto che, come si scopre, impegna molto più che la forra...
Alcuni dati:
Dislivello effettivo della forra: 710 mt (da q.880 a q.170); segue il percorso su sentiero nel vallone;sviluppo circa 1,5 km
Attrezzamento molto sommario: quasi tutte le discese su singoli fix, tranne le verticali superiori ai 30 mt.
Portata stimata circa 20 lt/sec sull'ultima cascata.
Verticale più alta 65 mt
Tempo: in cinque l'abbiamo scesa integralmente (senza fretta), in 6h 30', perdendo 1 ora nel recupero di una corda.
Giudizio complessivo: itinerario interessante,con un magnifico avvicinamento ed una bella sezione nella parte mediana sotto il ponte di Nocelle.Peccato la spazzatura...
Difficoltà: né difficile né faticosa, anche per le numerose possibilità di uscita.
Per il rientro dalla statale Amalfitana si prende il servizio di linea che riporta al Ponte di Nocelle: ci sono corse fino alle 22.30.
Buona discesa...




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michele
Torrentista Seriale



128 Messaggi

Inserito il - 06 aprile 2010 : 17:42:28  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di michele Invia a michele un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Messaggio di davidex
ci siamo risparmiati anche una navetta auto che, come si scopre, impegna molto più che la forra...



Addirittura!! Ma allora è proprio 'na carafocchia!!

Dopotutto si scende "senza fretta" in 6 ore e mezzo, inclusa un'ora per recuperare la corda rimasta incastrata in una forra "non difficile né faticosa" (anche per le "numerose possibilità d'uscita") sebbene attrezzata in modo "molto sommario" (ottenuto piantando esattamente 20 spit: ce ne vorrebbero altrettanti per rendere l'armo "sufficiente", almeno il doppio per renderlo "buono").


Adesso però resto in attesa del racconto dei primi che ci rimarranno incastrati. Ovviamente non sarò io a doverli tirare fuori dai casini.



Michele
http://www.micheleangileri.com/canyoning

Modificato da - michele in data 06 aprile 2010 18:02:30
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davidex
Torrentista Chiacchierone



384 Messaggi

Inserito il - 06 aprile 2010 : 18:17:50  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di davidex Invia a davidex un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Uomo avvisato...
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franzmc
Moderatore



Regione: Emilia Romagna
Prov.: Forl?-Cesena
Città: Cesenatico


1511 Messaggi

Inserito il - 06 aprile 2010 : 21:03:29  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di franzmc Invia a franzmc un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Egregi, non offendero' la vostra esperienza con l'ovvia citazione che:
( il piu' delle volte ) le corde si recuperano bene se ben posizionate.

C'e' pero' anche una buona maggioranza della fauna torrentistica, a cui val la pena ricordarlo.



Francesco Michelacci
coordinatore regionale per la Romagna.
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felice
Torrentista Introverso


Regione: Lazio
Prov.: Roma
Città: Roma


35 Messaggi

Inserito il - 07 aprile 2010 : 10:13:25  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di felice Invia a felice un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Davidex, dal ponte di Nocelle, dove si lascia l'auto, è facilmente individuabile il sentiero che sale e quanto tempo ci vuole fino all'attacco della forra?
Grazie
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erpirata
Torrentista Seriale

Prov.: Roma


206 Messaggi

Inserito il - 07 aprile 2010 : 12:17:14  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di erpirata Invia a erpirata un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
>Tempo: in cinque l'abbiamo scesa integralmente (senza fretta), in 6h 30', perdendo 1 ora nel recupero di una corda.

Mmmmh, per scendere con quei tempi non avete aggiunto neanche un fix, vero?

>Dopo altri salti, si raggiunge la verticale sotto il ponte: c'è di tutto, ma soprattutto resti di animali; conviene dileguarsi al più presto, facendo finta che l'acqua sia pulita...

Non solo, avrete notato anche i residui delle opere di captazione (spazzate via dalle piene) realizzate nella metà degli anni '70, con tanto di tondini, tubi, residui di scale a pioli.

Vi segnalo questo articolo di denuncia, apparso su ECostiera: http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3319:canyoning-nel-vallone-porto-di-positano-giu-con-le-corde-a-sostegno-della-battaglia-in-sua-difesa-&catid=39&Itemid=67

Ed invito tutti ad aderire al gruppo Facebook 'HELP VALLONE PORTO POSITANO' http://www.facebook.com/groups/edit.php?members&gid=107924578200

Facciamo vedere che l'ambiente (umano) torrentistico ha a cuore la salute dei luoghi che frequenta, e che la nostra attività sportiva, oltre al momento ludico, può anche essere un occasione di segnalazione e denuncia degli abusi.

Saluti,
erpirata
http://andreapucci.splinder.com
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davidex
Torrentista Chiacchierone



384 Messaggi

Inserito il - 07 aprile 2010 : 19:48:03  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di davidex Invia a davidex un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ciao Andrea.
No, non abbiamo aggiunto praticamente nulla: non sapendo quanto avremmo impiegato siamo scesi senza badare troppo all'attrezzamento.In ogni caso abbiamo riassicurato alcune discese con attacchi umani.Aggiungo che abbiamo apprezzato quel che abbiamo trovato: la mia frase "attacchi sommari" non voleva offendere nessuno; era solo per dire che chi scenderà in seguito dovrà doppiarne molti , oppure assumersi i propri rischi nell' appendersi ad un singolo fix/spit.Noi l'abbiamo fatto, come voi del resto, prendendo solo qualche precauzione in più.Ancora una cosa: la difficoltà della forra non è elevata perchè di acqua ce n'è poca; ma anche perchè si può uscire in un paio di punti, in caso di necessità.

Per rispondere a Felice dico solo che acquistando una carta topografica dei sentieri 1:10.000 a Positano, non rischia di perdersi. In ogni caso il sentiero parte dalla strada, circa 300 mt prima del ponte di Nocelle; inizia con una ripida rampa di scale in pietra, che da accesso ad un bel sentiero.
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michele
Torrentista Seriale



128 Messaggi

Inserito il - 07 aprile 2010 : 23:22:34  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di michele Invia a michele un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
davidex ha scritto:

la mia frase "attacchi sommari" non voleva offendere nessuno; era solo per dire che chi scenderà in seguito dovrà doppiarne molti , oppure assumersi i propri rischi nell' appendersi ad un singolo fix/spit.Noi l'abbiamo fatto, come voi del resto, prendendo solo qualche precauzione in più.


Quella frase non mi ha offeso affatto. Ovviamente abbiamo realizzato un armo esplorativo, il minimo indispensabile per arrivare giù sani e salvi, senza esaurire il materiale prima ancora di aver terminato la discesa. Gli spit dei primi esploratori erano infatti arrugginiti e inutilizzabili (inoltre noi non eravamo in possesso di una descrizione della forra).
Volevo però sottolineare che una forra in cui un armo che giustamente definisci "molto sommario" consiste in 20 fix non deve poi essere un luogo così semplice come il tuo scritto lascia intendere ...
(Per avere un termine di paragone, la discesa esplorativa del Fosso dei Cavalli fu fatta con 8 spit e un chiodo, quella del torrente S. Nicola (Matese) fu fatta con 3 spit)

Chi ripeterà la forra dovrà essere pronto ad attrezzare o altrimenti a fidarsi di spit singoli e alberi nati dove capita: ma anche questo aspetto non ne fa un luogo facile.


davidex ha scritto:

la difficoltà della forra non è elevata perchè di acqua ce n'è poca; ma anche perchè si può uscire in un paio di punti, in caso di necessità.



È così (come d'altronde dico senza mezzi termini nel mio sito): la mancanza d'acqua nella prima parte e il limitato scorrimento idrico della seconda parte mitigano notevolmente la difficoltà della forra. Inoltre c'è la possibilità di uscire al ponte di Nocelle (ma anche, sebbene non facilmente, 3 cascate più in alto), e dunque l'itinerario si può tranquillamente affrontare in due distinte escursioni, o abbreviare in caso di difficoltà impreviste. Anche questo ne mitiga notevolmente la difficoltà complessiva.

Tuttavia, accanto alle difficoltà di progressione, occorre tenere presenti le difficoltà di un "terreno d'avventura", proprio in quanto il Porto è attrezzato in maniera minimale. Per questa ragione, e fintanto che non verrà attrezzato in maniera massiccia (non da noi) io lo consiglierei solo a gente esperta e bene attrezzata.

Superfluo aggiungere che per me ed Andrea il Porto è stato un terreno d'avventura assoluto e grandioso.

Sui tempi di discesa, invece, concordo. Andrea ed io ci abbiamo messo complessivamente 9 ore (in due riprese, 5 + 4) piantando 20 spit. Se consideriamo 10 minuti a spit ...



Michele
http://www.micheleangileri.com/canyoning

Modificato da - michele in data 08 aprile 2010 01:04:35
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Matly
Moderatore



Regione: Umbria
Prov.: Terni
Città: Stroncone


350 Messaggi

Inserito il - 08 aprile 2010 : 11:23:45  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Matly Invia a Matly un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
dividendo il percorso in due parti quali sono i tempi di progressione dall'attacco alto al ponte di nocelle e dal ponte di nocelle all'uscita?


Fra
Gruppo SpeleoCanyon Stroncone
www.vertiginisport.com
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michele
Torrentista Seriale



128 Messaggi

Inserito il - 08 aprile 2010 : 14:34:37  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di michele Invia a michele un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Matly ha scritto:

dividendo il percorso in due parti quali sono i tempi di progressione dall'attacco alto al ponte di nocelle e dal ponte di nocelle all'uscita?


Secondo me se calcoli 4 ore per la parte alta e 3 per la parte bassa ci stai tranquillo, a condizione però che non ti metta a ritoccare o aggiungere armi. In caso contrario i tempi potrebbero facilmente aumentare.

Michele
http://www.micheleangileri.com/canyoning
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bggianluca
Torrentista Loquace


Regione: Liguria
Prov.: Genova
Città: genova


55 Messaggi

Inserito il - 08 aprile 2010 : 22:18:54  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di bggianluca Invia a bggianluca un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Stupendo...........e ci sono altri gioielli.........
Bravi....
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erpirata
Torrentista Seriale

Prov.: Roma


206 Messaggi

Inserito il - 08 aprile 2010 : 22:19:48  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di erpirata Invia a erpirata un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Tranquillo, non hai offeso neanche me.

>No, non abbiamo aggiunto praticamente nulla: non sapendo quanto avremmo impiegato siamo scesi senza badare troppo all'attrezzamento.
>In ogni caso abbiamo riassicurato alcune discese con attacchi umani.

In che senso 'attacchi non umani'? In che senso 'riassicurato'?
Avete forse usato qualche armo dei primi discesisti? Perché non avete usato i nostri?

>Giudizio complessivo: itinerario interessante,con un magnifico avvicinamento ed una bella sezione nella parte mediana sotto il ponte di Nocelle.Peccato la spazzatura...

Mi pare un giudizio un pò troppo tiepido, a mio avviso è una tra le più belle forre del centro-sud Italia, una piccola Val Serviera, e non mi sento di stare esagerando.

Ciao,
erpirata
http://andreapucci.splinder.com
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davidex
Torrentista Chiacchierone



384 Messaggi

Inserito il - 09 aprile 2010 : 09:02:57  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di davidex Invia a davidex un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
L'incomprensione può giocare brutti scherzi.
Mi spiego meglio:per "attacchi umani" intendo la riassicurazione di un ancoraggio singolo con una persona che lo doppia, opportunamente posizionata(per esempio dietro un masso); in questo modo si fa il test all'ancoraggio ; oppure si ripartisce il carico tra ancoraggio ed attacco umano.Si può fare in molti modi, secondo la situazione.In ogni caso non è affatto garantita la sicurezza dell'ultimo, che cala sul singolo ancoraggio.
Quindi, non ho affatto pregiudizi nei confronti dei vostri fix, che ho reputato affidabili;infatti li abbiamo utilizzati quasi tutti.
Solo in un paio di casi, per facilitare il recupero delle corde in un concatenamento, ho utilizzato gli spit arrugginiti degli esploratori, Massimo Amoroso ed Enzo Zezza.
La forra è piaciuta anche a me.Tuttavia, personalmente non mi sento proprio di paragonarla alla Val Serviera: manca della straordinaria continuità che caratterizza quest'ultima e, permettimi, le strettoie non sono le stesse, salvo qualche breve tratto.Poi,c'è vegetazione in molti tratti. Inoltre, l'acqua è il grande assente nella prima parte, assolutamente fossile.Infine, la possibilità di poter uscire almeno in un paio di punti, ne ridimensiona nettamente l'impegno psicologico.
Assume interesse di rilievo per il bell'avvicinamento, la cornice della costiera Amalfitana e ,come ho già detto, la sezione sotto il ponte di Nocelle fino a quando la forra si dissolve nel Vallone Porto.Ma purtoppo è penalizzata dagli scarichi.
E' una gola che non necessita di paragoni: è Lei, così com'è, e non ha bisogno di improbabili similitudini per dover essere apprezzata.
Poi, ognuno ha i suoi gusti...

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erpirata
Torrentista Seriale

Prov.: Roma


206 Messaggi

Inserito il - 09 aprile 2010 : 12:39:28  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di erpirata Invia a erpirata un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
>L'incomprensione può giocare brutti scherzi.

Domandare e non capire fa parte della normale dialettica, altrimenti non avremmo bisogno di domandare e chiedere, e ci limiteremmo ai monologhi. Per cui continuo a non offendermi anche quando non capisco o fraintendo (il che avviene molto spesso).

Mi incuriosisce in ogni caso la tecnica degli 'attacchi umani', mi chiedo se invece di aumentare la sicurezza non la diminuisca in favore di una sicurezza prevalentemente psicologica.

Ma poichè sto parlando con un maestro della tecnica, è ovvio che il mio dubbio sia un altro (simpatico) fraintendimento, che ti invito in ogni caso a chiarificarmi.

> oppure si ripartisce il carico tra ancoraggio ed attacco umano

Cosa intendi per ripartire il carico? Chi scende non è appeso esclusivamente all'armo artificiale? L'attacco umano non è a monte dell'ancoraggio? O forse intendi che l'attacco umano, tirando a monte dell'attacco, genera sull'attacco un parallelogramma di forze, che tende a diminuire la forza complessiva esercitata sull'attacco?

>Solo in un paio di casi, per facilitare il recupero delle corde in un concatenamento, ho utilizzato gli spit arrugginiti degli esploratori, Massimo Amoroso ed Enzo Zezza.

Noi non abbiamo mai dovuto rinviare od utilizzato in nessun caso gli attacchi originali. Non è che usiamo tecniche di discesa differenti?

>La forra è piaciuta anche a me.Tuttavia, personalmente non mi sento proprio di paragonarla alla Val Serviera: manca della straordinaria continuità che caratterizza quest'ultima e, permettimi, le strettoie non sono le stesse, salvo qualche breve tratto.Poi,c'è vegetazione in molti tratti. Inoltre, l'acqua è il grande assente nella prima parte, assolutamente fossile.Infine, la possibilità di poter uscire almeno in un paio di punti, ne ridimensiona nettamente l'impegno psicologico.


Il paragone che facevo con la Val Serviera non era sul piano morfologico, ma mi riferivo alla maestosità del luogo ed al senso di isolamento.

Fermo restando che i paragoni lasciano il tempo che trovano. Tanto per parlare, poichè tu hai elencato tutti elementi a favore della Val Serviera, lascia che io ne elenchi altri in favore del Porto:

1. Il contrasto tra gli ambienti semi-ipogei con gli scorci che si aprono sull'infinità del mare (che ci fanno sentire tanto piccoli), poiché ricordiamo il Porto si affaccia sul mare

2. La Val Serviera ha 1090m di dislivello per 5500m di sviluppo. Il Porto 730 m di dislivello per 1400 m di sviluppo. Ed è una Forra con la f maiuscola, incassata tra pareti di centinaia di metri, non un colatoio od un canalone di montagna. Ti sfido a trovare un'altra forra (del centro sud) con questi numeri.

3. Neanche la Val Serviera ha uno scorrimento idrico continuo, se non ricordo male l'acqua sparisce in corrispondenza della perdita, per ricomparire dopo la valle del fossato) ed ha un tratto di discontinuità proprio nella valle del fossato.

4. Alcuni tratti del Porto, più che la Val Serviera, ricordano le pareti di Gorroppu (e qui non me ne vogliano a male gli amici sardi).

5. Pur non facendo personalmente dell'acqua un elemento discriminante di bellezza, il Porto ha evidenti segni di piena, quindi ci sono (o ci sono stati) periodi in cui l'acqua l'ha percorsa in abbondanza. Probabilmente le opere di captazione l'hanno depauperata irrimediabilmente.

6. A differenza della Majella, qui stiamo in una zona tra le più antropizzate d'Italia,
gli abitanti hanno edificato sull'inedificabile e l'estate si riversano centinaia di migliaia di turisti su un striscia di costa lunga un pollice.

I pastori hanno sfruttato ogni sgrottamento come riparo per gli animali ed aperto sentieri andini sfruttando cengie impossibili; i taglialegna, affamati di alberi, hanno allestito teleferiche assurde pur di superare i dislivelli. L'uomo e la natura qui sono sempre stati eterni nemici, ostili l'uno all'altro.

Nella forra gli operai hanno steso opere di captazione lavorando in condizioni di rischio oggettivo (ne è rimasta testimonianza nelle scale a pioli e nelle tracce di sentiero protette da tubi innocenti). Ed in età recente una strada è stata costruita per collegare la frazione di Nocelle a Positano (fino a quel momento collegata principalmente da una scalinata di 1700 gradini), tagliando a metà la forra e scaricando parte del materiale sbancato.

Dal ponte, gli abitanti del luogo scaricano immondizia e quant'altro.

Nonostante ciò, un gioiello del genere è rimasto celato per tanto tempo, a volte penso che è meglio parlare sottovoce e non pubblicizzare troppo la cosa: ci mancherebbe solo che qualche commerciale fiutasse l'odore dei soldi.

Ciao erpirata
http://andreapucci.splinder.com

Modificato da - erpirata in data 09 aprile 2010 13:25:49
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michele
Torrentista Seriale



128 Messaggi

Inserito il - 09 aprile 2010 : 13:50:07  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di michele Invia a michele un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Per convinzione e per abitudine non faccio classifiche e non do giudizi di interesse (come si può facilmente controllare nel mio sito). Ritengo infatti che l'elemento soggettivo sia particolarmente importante nell'apprezzamento di una forra, che secondo me è sostanzialmente di tipo estetico (laddove si considerino come "aspetti estetici" non soltanto quelli che si apprezzano con gli occhi, ma con tutto il corpo: la fatica, il rumore, il silenzio, il paesaggio, la tensione, ...).

Conoscendo Davidex sono certo che la forra gli sia piaciuta, ma IMHO non ha senso discutere se sia "più bella" o "meno interessante" di questa o quell'altra forra. In questo concordo con Davidex: è Lei, la forra del Porto, con le sue peculiarità che tutte assieme compongono un luogo unico, un po' come naso, occhi, ovale e bocca compongono un volto unico.

La difficoltà di una forra si può valutare, ed ha senso discuterne, pur tenendo presente la possibilità di rimanere con opinioni diverse.
La bellezza o l'interesse IMHO non possono essere valutate altro che con parametri soggettivi.
Insomma, ognuno è libero di apprezzare o non apprezzare questa o quella forra: io rispetto il suo giudizio (qualunque esso sia), a patto che sia privo dell'intenzione o della tentazione di spacciarlo per verità oggettiva, o peggio per "canone torrentistico". Ognuno ha i canoni suoi.

Un amico che legge questo forum mi chiede spesso: qual è il più bello tra X ed Y? qual è il più interessante? cosa mi consigli?
Io ho sempre grosse difficoltà a dargli una risposta, e probabilmente gli sembrerà che io eluda di proposito le domande, ma la verità è che non so dare una risposta a domande che chiamano a valutazioni soggettive.

Per questo non prendo posizione nel confronto Porto-Serviera, se non per aggiungere un particolare del tutto neutro: l'altezza delle cascate. 17 m per la calata più alta della Val Serviera, 65 m per il Porto, dove 13-14 calate hanno altezza superiore ai 17 m.
Ciò si deve alla assai maggiore ripidità del Porto rispetto alla Val Serviera. Con pendenze come quella del Vallone Porto si generano di solito percorsi caratterizzati da brevi inforramenti e da cascate aperte in parete. Nel Porto, invece, le caratteristiche di una gola verticale le si ritrovano confinate tra alte pareti che delimitano due tratti inforrati stretti e continui.

Michele
http://www.micheleangileri.com/canyoning
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davidex
Torrentista Chiacchierone



384 Messaggi

Inserito il - 09 aprile 2010 : 15:11:02  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di davidex Invia a davidex un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
erpirata ha scritto:

>L'incomprensione può giocare brutti scherzi.

Domandare e non capire fa parte della normale dialettica, altrimenti non avremmo bisogno di domandare e chiedere, e ci limiteremmo ai monologhi. Per cui continuo a non offendermi anche quando non capisco o fraintendo (il che avviene molto spesso).

Mi incuriosisce in ogni caso la tecnica degli 'attacchi umani', mi chiedo se invece di aumentare la sicurezza non la diminuisca in favore di una sicurezza prevalentemente psicologica.

se è ben fatta funziona, ma è utilizzabile in sicurezza solo da persone esperte e solo in certe situazioni

Ma poichè sto parlando con un maestro della tecnica, è ovvio che il mio dubbio sia un altro (simpatico) fraintendimento, che ti invito in ogni caso a chiarificarmi.

> oppure si ripartisce il carico tra ancoraggio ed attacco umano

Cosa intendi per ripartire il carico? Chi scende non è appeso esclusivamente all'armo artificiale? L'attacco umano non è a monte dell'ancoraggio? O forse intendi che l'attacco umano, tirando a monte dell'attacco, genera sull'attacco un parallelogramma di forze, che tende a diminuire la forza complessiva esercitata sull'attacco?

l'attacco umano assicura l'ancoraggio sul quale si scende; oppure il contrario: si scende sull'attacco umano, riassicurato dall'ancoraggio; ma si possono anche collegare in parallelo attacco umano ed ancoraggio; le possibilità sono molteplici e la configurazione varia da caso a caso.

>Solo in un paio di casi, per facilitare il recupero delle corde in un concatenamento, ho utilizzato gli spit arrugginiti degli esploratori, Massimo Amoroso ed Enzo Zezza.

Noi non abbiamo mai dovuto rinviare od utilizzato in nessun caso gli attacchi originali. Non è che usiamo tecniche di discesa differenti?

Non penso a tecniche diverse; era in un concatenamento di 3 salti dopo il ponte di Nocelle:il vecchio ancoraggio mi sembrava presentasse meno attriti per il recupero delle corde

>La forra è piaciuta anche a me.Tuttavia, personalmente non mi sento proprio di paragonarla alla Val Serviera: manca della straordinaria continuità che caratterizza quest'ultima e, permettimi, le strettoie non sono le stesse, salvo qualche breve tratto.Poi,c'è vegetazione in molti tratti. Inoltre, l'acqua è il grande assente nella prima parte, assolutamente fossile.Infine, la possibilità di poter uscire almeno in un paio di punti, ne ridimensiona nettamente l'impegno psicologico.


Il paragone che facevo con la Val Serviera non era sul piano morfologico, ma mi riferivo alla maestosità del luogo ed al senso di isolamento.

Fermo restando che i paragoni lasciano il tempo che trovano. Tanto per parlare, poichè tu hai elencato tutti elementi a favore della Val Serviera, lascia che io ne elenchi altri in favore del Porto:

1. Il contrasto tra gli ambienti semi-ipogei con gli scorci che si aprono sull'infinità del mare (che ci fanno sentire tanto piccoli), poiché ricordiamo il Porto si affaccia sul mare


2. La Val Serviera ha 1090m di dislivello per 5500m di sviluppo. Il Porto 730 m di dislivello per 1400 m di sviluppo. Ed è una Forra con la f maiuscola, incassata tra pareti di centinaia di metri, non un colatoio od un canalone di montagna. Ti sfido a trovare un'altra forra (del centro sud) con questi numeri.

Dipende dove fai partire il centro-sud: Valle Inferno + Avello possono bastare?
Ma i numeri di per sè non mi dicono molto: le sensazioni che regala una forra non sono collegate ai metri di corda che mi consumano il discensore



3. Neanche la Val Serviera ha uno scorrimento idrico continuo, se non ricordo male l'acqua sparisce in corrispondenza della perdita, per ricomparire dopo la valle del fossato) ed ha un tratto di discontinuità proprio nella valle del fossato.

Infatti in Val Serviera ci vado a primavera, quando scorre bene; il tratto mediano di circa 300 mt è l'unico di discontinuità.Comunque, non è che la Val Serviera sia la mia forra preferita: non devo metterla sul piatto della bilancia con la Carafocchia.Ho ripreso solo il tuo paragone

4. Alcuni tratti del Porto, più che la Val Serviera, ricordano le pareti di Gorroppu (e qui non me ne vogliano a male gli amici sardi).

Le pareti di Gorropu sono mi sembrano un pochino più alte, anche per averle rivedute di recente, sebbene da lontano.Alla Carafocchia mi pare che le pareti non presentino tratti di falesia superiori ai 100/150 mt sulla verticale

5. Pur non facendo personalmente dell'acqua un elemento discriminante di bellezza, il Porto ha evidenti segni di piena, quindi ci sono (o ci sono stati) periodi in cui l'acqua l'ha percorsa in abbondanza. Probabilmente le opere di captazione l'hanno depauperata irrimediabilmente.

A giudicare dall'esistenza di sorgenti, palesemente collegate a carsismo, mi viene da dire che la parte alta è fossile... dal giurassico.
La captazione ne ha invece rubata certamente alla parte sotto il ponte. Tuttavia Gianni mi ha riferito che , fatta eccezione per eventi alluvionali, non scorre mai molta più acqua di quella che puoi osservare nelle immagini: l'ho chiesto apposta.A questo punto devo tornare sulla Val Serviera che prendi ad esempio: prima che captassero l'acqua per i pastifici e per l'acquedotto, lo scorrimento era garantito fino in fondo e fino ad estate inoltrata,con una presumibile impraticabilità primaverile per la portata nel tratto a valle

6. A differenza della Majella, qui stiamo in una zona tra le più antropizzate d'Italia,
gli abitanti hanno edificato sull'inedificabile e l'estate si riversano centinaia di migliaia di turisti su un striscia di costa lunga un pollice.



I pastori hanno sfruttato ogni sgrottamento come riparo per gli animali ed aperto sentieri andini sfruttando cengie impossibili; i taglialegna, affamati di alberi, hanno allestito teleferiche assurde pur di superare i dislivelli. L'uomo e la natura qui sono sempre stati eterni nemici, ostili l'uno all'altro.

Nella forra gli operai hanno steso opere di captazione lavorando in condizioni di rischio oggettivo (ne è rimasta testimonianza nelle scale a pioli e nelle tracce di sentiero protette da tubi innocenti). Ed in età recente una strada è stata costruita per collegare la frazione di Nocelle a Positano (fino a quel momento collegata principalmente da una scalinata di 1700 gradini), tagliando a metà la forra e scaricando parte del materiale sbancato.

Dal ponte, gli abitanti del luogo scaricano immondizia e quant'altro.

Nonostante ciò, un gioiello del genere è rimasto celato per tanto tempo, a volte penso che è meglio parlare sottovoce e non pubblicizzare troppo la cosa: ci mancherebbe solo che qualche commerciale fiutasse l'odore dei soldi.

Concordo con te. Purtroppo l'antropizzazione ha portato a questo, determinando,ahimè, quelle limitazioni all'estetica ed alle sensazioni che regala la forra, sulle quali mostriamo di avere opinioni solamente un po' diverse.

Queste considerazioni le estendo anche a Michele, per non ripetermi.

Ciao

Ciao erpirata
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Matly
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Inserito il - 15 gennaio 2011 : 10:01:30  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Matly Invia a Matly un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Percorsa ieri 14 gennaio , in tre.
Parcheggiata la macchina al Paesino di Nocelle siamo saliti in 1 ora e 20 , per il sentiero 31 che porta al Monte Caliello, oltrepassando la colossale Frana che arriva fino al greto del Porto, paesaggio sul mare Tirreno e sul paesino di Positano da Mozzafiato, sentiero ben curato immerso tra fichi d'india e rosmarino, in una temperatura Primaverile .
La forra parte subito con calate asciutte in seguenza dai 15 ai 45 metri , fino ad arrivare alla verticale di 75 metri , dove è presenta una teleferica con cavi d'acciaio che portava la legna al ponte di Nocelle.
Alla base inizia lo scorrimento idrico e purtroppo la spazzatura che fortunatamente non arriva lontana, la forra si stringe tra confinate pareti regalando bellissime calate, fino ad arrivare alla finestra sul Vallone Porto, una bella cascata da 100 frazionata a 65 metri.
La forra continua in ambiente più aperto fino al fondo valle dove vive un Eremita che abita in un bellissimo Padiglione MORESCO.
Uscita sulla strada della costiera che in 500 metri porta al centro di Positano dove ogni due ore passa l'autobus di linea che ci ha riportati al Paesino di Nocelle a riprendere la macchina, in un tramonto da film.
Forra percorsa in 6 ore, installando un totale di 21 fix,su un totale di circa 40 calate, di cui parecchi per doppiare ancoraggi singoli o per rifare ex novo calate dove erano stati posizionati gli ancoraggi di calata troppo arretrati e troppo difficoltosi da recuperare, cambiati molti cordini.
Rifatto anche l'ancoraggio del 100 (65+35) ora si trova circa un paio di metri più in alto e piu esposto (la corda ora si recupera perfettamente)
Nel complesso il posto merita una discesa, se non per il paesaggio e per l'ambiente che regala, temperatura all'uscita 15 gradi.
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Inserito il - 10 maggio 2011 : 19:41:46  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di erpirata Invia a erpirata un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Una bellissima notizia riguardante il Vallone Porto, cioè l'uscita del canyon, è stata appena pubblicata su ECostiera:

http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4097:positano-il-vallone-porto-restera-unoasi-il-comune-abbandona-il-progetto-di-modifica-&catid=39&Itemid=67

saluti
erpirata
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Modificato da - erpirata in data 10 maggio 2011 19:43:14
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Inserito il - 26 ottobre 2011 : 23:24:48  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di erpirata Invia a erpirata un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Un'altra bella notizia sul Vallone Porto:

http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4247%3A-la-favola-della-volpe-curata-e-poi-liberata-ora-vive-nel-vallone-porto-di-positano&catid=48&Itemid=2


saluti
erpirata
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